gli autobus greci
Credo che gli autobus greci meritino una menzione a parte, che va al di là del resoconto cronologico del mio viaggio. Innanzitutto bisogna fare una distinzione: da un lato gli autobus di Atene (e forse di Salonicco), dall'altra quelli dei paesi di campagna, delle cittadine e delle isole.
I primi sono moderni, confortevoli, spaziosi. Guidati, in genere, da degli idioti. Il traffico ateniese, va riconosciuto, è pazzesco, snervante e può diventare pertanto estenuante per un povero cristo costretto a guidarci per ore mantenere la lucidità mentale. Ma cchisti so cchiuti pazzi! Convinti per lo più di essere al volante di bolidi da competizione, ignorano del tutto la presenza di passeggeri a bordo. E' frequente che prendano le curve a tutta velocità, facciano delle sgommate per inchiodare ai semafori, se ne strabattano il belino del rosso, si lancino in sorpassi assurdi per la gioia, in particolare, delle vecchiette che non sono riuscite a trovare posto a sedere (merce assai rara soprattutto per la scarsa diffusione di alzarsi per lasciare il posto agli anziani). Ho più volte assistito in prima persona a capitomboli (anche plurimi) di pie donnine dai capelli bianchi raccolti nel tradizionale fazzoletto nero. Ciò che più mi ha meravigliato in simili frangenti è stata la assoluta indifferenza del conducente da un lato e la passiva accettazione dei passeggeri dall'altro. Sempre pronti a scatenare un putiferio per ogni cavolata, gli ateniesi adottano un atteggiamento passivamente mansueto nei confronti dei conducenti di autobus. Alle volte mi veniva in mente un film di Luciano De Crescenzo (non ricordo quale) in cui una banda di vecchietti napoletani organizza il finto incidente stradale ai danni dell'azienda municipale dei trasporti. Non oso immaginare cosa avrebbero potuto fare ad Atene.
Ben diversa la realtà dei piccoli centri abitati e, in particolar modo, delle isole. La situazione diventa a dir poco antitetica rispetto a quella appena descritta: gli autobus sono in genere estremamente vecchi, secondo alcune voci si tratterebbe di mezzi sovietici degli anni 50 messi in disuso perché antiquati e prontamente restituiti alla vita in Grecia. Sopra la testa dell'autista, dove in genere negli autobus italiani (ma non solo) si trova l'adesivo "non parlate al conducente", penzola una ridda di oggetti disparati. Radioline e ventilatori appiccicati col nastro adesivo; santini, Cristi, rosari ed icone di ogni formato e misura; fotografie in bianco e nero dei compianti pro-pro-pro-progenitori dell'autista stesso fanno bella mostra di sé ciondolando a destra e sinistra a seconda delle curve. Anche in questi casi i passeggeri mostrano un'insolita pazienza: se vi capiterà di viaggiare nelle isole vi capiterà senz'altro che il conducente faccia da qualche parte una fermata fuori programma per urinare al bordo della strada, per fare uno spuntino o, più frequentemente, per abbassare il finestrino e mettersi a chiacchierare per dei quarti d'ora con qualche conoscente di passaggio.
La cosa più singolare è però quella a me capitata nella sperduta isola di Astipalea. Dopo aver aspettato con due amici l'autobus che ci portasse da una spiaggia deserta al piccolo centro abitato, all'arrivo del mezzo il conducente ci ha gentilmente detto: "aspettate solo un momento, prima devo andare un po' più avanti per girare". Lo abbiamo aspettato per più di un'ora e mezza sotto al sole cocente, mentre quello si faceva il giro di mezza isola...
I primi sono moderni, confortevoli, spaziosi. Guidati, in genere, da degli idioti. Il traffico ateniese, va riconosciuto, è pazzesco, snervante e può diventare pertanto estenuante per un povero cristo costretto a guidarci per ore mantenere la lucidità mentale. Ma cchisti so cchiuti pazzi! Convinti per lo più di essere al volante di bolidi da competizione, ignorano del tutto la presenza di passeggeri a bordo. E' frequente che prendano le curve a tutta velocità, facciano delle sgommate per inchiodare ai semafori, se ne strabattano il belino del rosso, si lancino in sorpassi assurdi per la gioia, in particolare, delle vecchiette che non sono riuscite a trovare posto a sedere (merce assai rara soprattutto per la scarsa diffusione di alzarsi per lasciare il posto agli anziani). Ho più volte assistito in prima persona a capitomboli (anche plurimi) di pie donnine dai capelli bianchi raccolti nel tradizionale fazzoletto nero. Ciò che più mi ha meravigliato in simili frangenti è stata la assoluta indifferenza del conducente da un lato e la passiva accettazione dei passeggeri dall'altro. Sempre pronti a scatenare un putiferio per ogni cavolata, gli ateniesi adottano un atteggiamento passivamente mansueto nei confronti dei conducenti di autobus. Alle volte mi veniva in mente un film di Luciano De Crescenzo (non ricordo quale) in cui una banda di vecchietti napoletani organizza il finto incidente stradale ai danni dell'azienda municipale dei trasporti. Non oso immaginare cosa avrebbero potuto fare ad Atene.
Ben diversa la realtà dei piccoli centri abitati e, in particolar modo, delle isole. La situazione diventa a dir poco antitetica rispetto a quella appena descritta: gli autobus sono in genere estremamente vecchi, secondo alcune voci si tratterebbe di mezzi sovietici degli anni 50 messi in disuso perché antiquati e prontamente restituiti alla vita in Grecia. Sopra la testa dell'autista, dove in genere negli autobus italiani (ma non solo) si trova l'adesivo "non parlate al conducente", penzola una ridda di oggetti disparati. Radioline e ventilatori appiccicati col nastro adesivo; santini, Cristi, rosari ed icone di ogni formato e misura; fotografie in bianco e nero dei compianti pro-pro-pro-progenitori dell'autista stesso fanno bella mostra di sé ciondolando a destra e sinistra a seconda delle curve. Anche in questi casi i passeggeri mostrano un'insolita pazienza: se vi capiterà di viaggiare nelle isole vi capiterà senz'altro che il conducente faccia da qualche parte una fermata fuori programma per urinare al bordo della strada, per fare uno spuntino o, più frequentemente, per abbassare il finestrino e mettersi a chiacchierare per dei quarti d'ora con qualche conoscente di passaggio.
La cosa più singolare è però quella a me capitata nella sperduta isola di Astipalea. Dopo aver aspettato con due amici l'autobus che ci portasse da una spiaggia deserta al piccolo centro abitato, all'arrivo del mezzo il conducente ci ha gentilmente detto: "aspettate solo un momento, prima devo andare un po' più avanti per girare". Lo abbiamo aspettato per più di un'ora e mezza sotto al sole cocente, mentre quello si faceva il giro di mezza isola...

4 commenti:
Se non sai vivere in Grecia stattene a casa!
Non credo sia questione di non sapere vivere in Grecia. Lì ho vissuto a lungo; lì ho intenzione di tornare per vivere altrettanto a lungo. Senza dubbio è colpa mia se dalle mie parole non si coglie l'affetto con cui cerco, nel mio piccolo, di descrivere le esperienze vissute in quella che considero ormai una seconda (prima?) casa. Ma l'affetto verso la Grecia e i Greci non può necessariamente significare dover giungere ad una strana forma di autocastrazione cerebrale che porti a negare le stranezze (bada bene, ho detto stranezze, non difetti) tipicamente elleniche. Anche perché, sinceramente, sono proprio queste piccole cose ciò che, a mio avviso, rendono la Grecia un posto così unico e affascinante.
il tuo divertente resoconto degli autobus greci, mi ha fatto ricordare un libro "La mia famiglia e altri animali" in cui il protagonista, Jerald Durrel, racconta dei 5 anni vissuti con la sua famigli (inglese) a Corfù. Anche lui mostrava il lato strambo ma del tt eccezionale dei graci, che mi sembra tu abbia colto perfettamente!
Ciao, ho trovato il vostro blog tramite Google durante la ricerca di primo soccorso per un attacco di cuore e il tuo post sembra molto interessante per me.
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