7 aprile: Igoumenitsa
Igoumenitsa in sé è una discreta ciofeca di cittadina. Ciononostante è riuscita a regalarci dei momenti di puro piacere, che forse chi non è stato in Grecia (rectius: chi non è stato lontano dalla Grecia) non può capire fino in fondo. A cosa mi riferisco? C'è davvero bisogno di chiederlo? E andiamo, alla prima pita, ovviamente!
Grassa, colante olio, colesterolo, tzatziki e carne di maiale.... ahhhhhh...... che roba!
Vabbeh, dopo la prima pita abbiamo girato un po' il centro città alla ricerca di un posto dove comprare un fornelletto a gas; non appena lo abbiamo trovato ci siamo appartati in un angolino deserto e ci siamo fatti il primo di una lunga serie di caffé on the road.
Igoumenitsa, come detto, ha ben poco da offrire ai visitatori, specie quando tutto è chiuso per le vacanze di Pasqua. L'unica cosa che si può notare in giro in quei giorni (come del resto in ogni città greca nel periodo pasquale) è la gran quantità di gente che se ne va in giro portando sotto l'ascella agnelli interi, un po' come fanno in Francia con le baguettes.
Presa visione di questa amena abitudine ellena, siamo partiti in direzione Ioannina. Prima, però, ci siamo fermati a fare benzina. E qui è sorto il primo problema: quale cacchio di benzina greca andrà mai messa nelle macchine italiane? Con qualche esitazione abbiamo optato per la "unleaded 95", chiedendo all'egregio benzinaro di farci "to foul" (il pieno). Quello deve aver però capito "too full" e ha pensato bene di riempire il serbatoio oltre ogni limite.
Il risultato è stato che 5-10 kilometri dopo che avevamo lasciato il centro e ci trovavamo nel bel mezzo del nulla la macchina ha cominciato a perdere qualche colpettino, fino a che il motore non ha cominciato a perdere notevolmente potenza. Ci siamo fermati, terrorizzati all'idea di aver sbagliato combustibile. Ho provato ad aprire il serbaio e sono stato lavato da un getto di benzina che ha continuato a scorrere per una ventina di secondi. Abbiamo chiamato al telefono il padre di Steffen, che ci ha rassicurato dicendoci che sono cose normali quando il serbatoio è troppo pieno e la macchina deve faticare in salita.
Nel frattempo, ci siamo resi conto che il paraurti posteriore stava per staccarsi. Lo abbiamo fissato alla meglio riciclando un pezzo di fil di ferro e siamo ripartiti alla volta di Ioannina.

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