8 aprile: Zagorochoria
Arrivati a Ioannina… ce ne siamo subito andati. Abbiamo infatti deciso che la cosa migliore per passare la notte era cercare un domatio a basso costo a Perama, cittadina a una decina di kilometri dal capoluogo. Trovata abbastanza in fretta una buona sistemazione, siamo tornati nuovamente a Ioannina dove abbiamo mangiato una pita bevendo retsina in riva al lago. Tornati in camera, abbiamo sentito a mezzanotte i rintocchi delle campane per la messa di mezzanotte. Dal balcone abbiamo visto l’intero villaggio incamminarsi verso la chiesa con in mano candele lunghe e gialle. La messa, cui per motivi vari non abbiamo assistito, è durata circa un’ora, dopodiché la gente è tornata festosa a casa ed ha iniziato a ingozzolarsicarsi di cibo. Credo siano andati avanti ininterrottamente per l’intera giornata.
Il mattino seguente, domenica di Pasqua, ci siamo inerpicati (con la macchina, sia chiaro) per stradine sterrate fino a raggiungere gli Zagorochoria, una serie di paesini montani (alcuni dei quali disabitati). Davvero degna di nota la vista che si può godere da uno dei vari villagetti su una gola impressionante: non so di preciso quanto sia alto lo strapiombo che ci si trova davanti all’improvviso dopo aver camminato per un paio di kilometri. Verso metà pomeriggio abbiamo deciso di festeggiare anche noi concedendoci un lauto pranzo in una taverna di montagna, in cui abbiamo potuto assistere agli ultimi strascichi del pranzo di alcune famiglie greche. Gruppi di donne decisamente sovrappeso e uomini altrettanto grassi (e con le guance e il naso rossi dal vino) si sono messi a ballare in circolo, coinvolgendo suo malgrado anche un povero neonato. Nel bene e nel male, è destinato pure lui a diventare un greco.
Per cena, abbiamo ripetuto l’esperienza di mangiare una pita in riva al lago di Ioannina.

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